Coordinatore territoriale
SDS Lunigiana
Rete Locale
Comune di Massa,
Comune di Montignoso.
Rete Sociale
La Comunità Papa Giovanni XXIII è dalla parte delle vittime di tratta fin dagli anni ’90 quando approdarono in Italia un numero crescente di migranti dall’Albania e successivamente dalla Nigeria. In particolare, don Oreste Benzi ha dato inizio al Servizio Antitratta con la cosiddetta “condivisione di strada” ovvero l’incontro con donne e adolescenti costrette alla prostituzione in strada per costruire una relazione di fiducia, ridare loro dignità e offrire una via d’uscita per costruire un proprio progetto di riscatto. La Comunità da allora è impegnata su vari fronti: prevenire la tratta e sensibilizzare, incontrare le potenziali vittime, accoglierle garantendo una presa in carico personalizzata, supportarle nel percorso di reintegrazione, rimuovere le cause alla radice di ogni forma di sfruttamento, costruire reti nazionali, europee e internazionali per garantirne i diritti umani inviolabili.
Link utili:
Report 2024 Apg23. Tra vulnerabilità e resilienza
La Comunità Papa Giovanni svolge attività di consulenza nel territorio della Lunigiana, attraverso operatori e operatrici antitratta esperti, volte all’identificazione di potenziali vittime. I colloqui individuali di consulenza vengono svolti anche con utenti inviati da strutture CAS, Forze dell’Ordine, Caritas e cittadini privati.
Attraverso un ascolto attivo e un approccio centrato sulla persona, sensibile al trauma e attento al background migratorio, l'equipe di valutazione ricostruisce, la storia famigliare e del paese di origine, il percorso migratorio e la storia di sfruttamento, con la dovuta riservatezza, attraverso indicatori di tratta presenti nelle linee guida per l’identificazione delle vittime di tratta.
L’obbiettivo è costruire una relazione di fiducia garantendo così un efficace referal alle opportunità di uscita e di rinascita all’interno della comunità e dei servizi territoriali. Ne può seguire una messa in rete territoriale all’interno del progetto Satis.
Il territorio della provincia di Massa Carrara conta di una struttura di accoglienza che può ospitare fino a 5 donne, in particolare madri vittime di tratta o grave sfruttamento coi propri figli, che aderiscono a percorsi di protezione previsti dall’art 18 D.Lgs 286/98 che garantiscano accoglienza abitativa, assistenza sanitaria, supporto psicosociale, accompagnamento nelle pratiche amministrative (permesso di soggiorno, documenti di identità), assistenza legale, alfabetizzazione e conseguimento delle certificazioni della lingua italiana ed eventuali qualifiche professionali, sostegno alla genitorialità, formazione professionale, reinserimento sociale e lavorativo delle vittime che vengono segnalate dal Numero Verde Nazionale e Regionale Antitratta.
Il programma unico di protezione sociale garantito dalla Comunità Papa Giovanni XXIII si basa sui bisogni della persona sulla base delle sue specificità e dell’intersecarsi di vulnerabilità multiple. Operatori e volontari del Servizio Antitratta, nel corso degli anni, hanno adottato un approccio centrato sulla persona, intersezionale e sensibile al trauma. Ogni persona sopravvissuta alla tratta e al grave sfruttamento, con un proprio background migratorio, una propria dimensione spirituale e una propria storia di violenze multiple prima, durante e dopo il viaggio, può sentirsi affiancata in un contesto familiare di accoglienza e, dopo una prima fase di recupero, diventare protagonista del proprio benessere e favorirne la resilienza.
In ogni struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII pertanto, sia che si tratti di appartamenti protetti per vittime di tratta, casa famiglie o famiglie affidatarie, è fondamentale la cura della relazione di aiuto, con un approccio basato sui principi del dialogo interculturale e interreligioso, relazione di fiducia intesa come promozione della crescita della persona, supporto psicosociale per lo sviluppo del sé, recupero del proprio benessere psico-fisico, cura della dimensione spirituale e comunitaria, comprensione delle proprie motivazioni e potenziamento delle proprie skills per l’autonomia e l’empowerment della persona. Al termine del percorso residenziale è inoltre possibile continuare a supportare la sopravvissuta alla tratta nelle prime fasi dell’autonomia, anche grazie a percorsi di inclusione che la Comunità Papa Giovanni XXIII elabora tramite fondi e reti nazionali ed europee.
Durante il periodo di accoglienza, quando l’ospite ha raggiunto una conoscenza della lingua italiana basilare, vengono attivati tirocini e percorsi di formazione professionale individualizzati, in collaborazione con Il Pungiglione, cooperativa esperta nella filiera del miele e con il centro per l’impiego.
Attraverso un approccio olistico, basato sui diritti umani delle persone sopravvissute alla tratta e una prospettiva centrata sulla persona che caratterizza tutta l’attività antitratta della Comunità Papa Giovanni XXIII, l’equipe educativa insieme all’ospite individua quei servizi utili affinché possa sentirsi parte della società e realizzata anche nel settore lavorativo, con una particolare attenzione ai rischi di sfruttamento del lavoro e discriminazioni.
L’analisi dei bisogni dell’ospite e dei servizi a sua disposizione, si sviluppa attraverso 4 passi fondamentali in cui è importante sia protagonista: PROGRAMMAZIONE, PROGETTAZIONE, REALIZZAZIONE, VALUTAZIONE FINALE. In questo percorso di reinserimento socio lavorativo l’ospite viene dunque accompagnata da una equipe che garantisca in modo costante, anche con supporto di una psicologa e una mediatrice interculturale se necessario: sicurezza e protezione, definizione di obiettivi personali e aree di competenza, orientamento professionale, assistenza sensibile al trauma e alle differenze culturali, sostegno alla genitorialità, coordinamento coi servizi territoriali.
Attraverso l’apprendimento e la sperimentazione in ambito professionale, l’ospite acquisisce competenze che facilitano l’inserimento nel mondo del lavoro. Successivamente, parte del percorso educativo è volto a sostenere la persona nella ricerca del lavoro, sulla base delle skills emerse e valorizzando dove possibile le eccellenze del territorio e le collaborazioni, sia attraverso il centro per l’impiego sia attraverso agenzie interinali inviando curriculum e offrendo la propria candidatura.
Una volta avviato il percorso di autonomia, intesa sia in senso motivazionale che in senso socioeconomico, l’équipe educativa concorda con l’ospite un percorso di uscita dalla struttura verso un’autonomia abitativa, ricercando in modo coordinato le possibilità di alloggio nel territorio.
