Coordinatore territoriale

Comune di MASSA

Rete Locale

SDS Lunigiana,
Comune di Montignoso.

La tratta di esseri umani a scopo di prostituzione è stata paragonata a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta. È un giro di affari mondiale, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali. Per combattere questa moderna schiavitù la Comunità ha istituito il Servizio Antitratta.
Don Oreste fin dai primi anni ‘90 ha dato inizio all’esperienza della “condivisione di strada”: gruppi di contatto che incontrano le donne costrette a prostituirsi in strada per proporre loro, una volta instaurato un rapporto di fiducia, una via d’uscita, ovvero l’accoglienza in una struttura comunitaria.

Le vediamo passeggiare ogni notte lungo le strade di periferia delle nostre città. 
Le chiamiamo prostitute. Ma di loro, dei loro sogni di ragazze, delle loro sofferenze, non sappiamo nulla. E proprio dall’incontro con la sofferenza nascosta di queste ragazze ancora bambine a cui viene calpestato il diritto ad essere donne, nasce l’urgenza di lottare con e per loro. La Comunità è stata la prima associazione in Italia a farlo, accogliendole e creando delle case apposta per loro, dove potessero recuperare la dignità negata. Perché non si mistifichi questa terribile violenza dietro il paravento del “mestiere più antico del mondo”.

In ogni zona si formano una o più unità di strada che a cadenza settimanale si recano ad incontrare le ragazze nei luoghi del loro commercio. Ogni unità di strada è formata di solito da almeno tre persone, di cui una è il referente di zona per il servizio. Il referente di zona o un suo incaricato sono dotati di telefono cellulare sia per risolvere situazioni di emergenza sia per lasciare un recapito alle ragazze, che in tal modo potranno contare su una presenza amica in ogni momento, per chiedere aiuto nel momento in cui decidessero di lasciare la strada o soltanto per trovare un momento di conforto nei momenti più difficili.
Il contatto con le ragazze è finalizzato in primo luogo alla condivisione della loro situazione di sofferenza e alla restituzione di dignità a persone violentate ed umiliate e per questo emarginate da tutti. Il secondo obiettivo, strettamente connesso al primo, è far conoscere alle ragazze la possibilità di abbandonare la loro situazione di schiavitù, garantendo un sostegno in ogni fase del loro cammino di liberazione.
Per questi motivi è fondamentale instaurare un rapporto di fiducia e di amicizia con le ragazze, mediante momenti di incontro di vario genere: la semplice chiacchierata, l'organizzazione di una festa, una mangiata di pizza insieme, la proposta di momenti di preghiera e di catechesi. Tale compito è reso più semplice dalla presenza di mediatori culturali, perlopiù ragazze che hanno lasciato la strada e che hanno deciso di impegnarsi per aiutare altre donne costrette a vivere nelle loro stesse condizioni.

La principale risorsa per l'accoglienza è senza dubbio costituita dalle case famiglia, che riescono a soddisfare i bisogni sia della prima sia della seconda accoglienza. Accanto ad esse, sono attive case di pronta accoglienza per adulti e per minori, che ripropongono la metodologia della casa famiglia in un contesto diverso a causa della tipologia e della durata delle accoglienze. Accanto ad esse, è preziosissima l'opera di numerose famiglie aperte all'accoglienza, costituite sia da membri dell'Associazione, sia da persone ad essa semplicemente collegate: queste contribuiscono ad arricchire ulteriormente la rete delle possibilità di intervento. Ognuna delle tipologie appena elencate fornisce una risposta specifica alle diverse esigenze che si manifestano da parte delle ragazze, anche in riferimento all'evolversi della loro situazione: per esempio, in un primo momento può essere utile l'accoglienza in una casa di pronto soccorso, quindi il passaggio in una casa famiglia con determinate caratteristiche.

Alla fine del percorso, in vista del pieno e autonomo reinserimento in società, può rivelarsi utile un ulteriore passaggio in una famiglia. Tutte queste risorse, operanti in rete fra loro e con altre associazioni e realtà attive in favore di ragazze costrette alla prostituzione, permettono di assicurare l'accoglienza 24 ore su 24, per tutto l'anno, in un contesto di carattere familiare che si rivela in quasi tutti i casi il migliore per instaurare rapporti con le ragazze e per elaborare un progetto che risponda ai loro bisogni.

La vasta diffusione sul territorio nazionale permette di tutelare in maniera particolare l'incolumità delle ragazze che hanno scelto di lasciare la strada ed eventualmente di denunciare i loro sfruttatori: è infatti possibile l'accoglienza in una Provincia o in una Regione diversa da quella di provenienza, e anche in un secondo momento – qualora si originassero problemi – si possono effettuare spostamenti che impediscano il ritrovamento della ragazza da parte del racket.

Alle ragazze accolte viene assicurata assistenza medica, accompagnamento ai servizi (per rilascio dei documenti, pratiche di varia natura…) e – ove non si proceda al rimpatrio - un percorso di reinserimento sociale (con possibilità di apprendimento della lingua italiana, di corsi di formazione professionale, di inserimenti lavorativi).