
Alessandra Nardini:
Assessora regionale della Toscana a Educazione e Istruzione, ITS, Diritto alla Casa, Progetti per la Toscana Costiera, Zone Logistiche Semplificate, Servizio Civile Regionale, Accoglienza e Immigrazione, Memoria, Carceri, Diritti LGBTQIA+
Leggo dichiarazioni di esponenti leghisti che gioiscono per l’approvazione in Parlamento di un loro ordine del giorno per un CPR in Toscana.
Allora è bene ripeterlo: NO.
Non solo no a un CPR ad Aulla, a Pallerone, o in qualunque altro luogo della nostra regione. No ai CPR ovunque. Perché sono luoghi che negano diritti, dignità e umanità, e perché hanno già dimostrato il loro fallimento sotto tutti i punti di vista.
Per quanto mi riguarda non credo nemmeno che i CPR siano riformabili, penso che siano semplicemente da chiudere.
Normalizzare la detenzione amministrativa nelle politiche migratorie non è certo la strada.
E basta con le bugie: basta leggere il rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione per avere la conferma del fatto che siano luoghi lesivi dei diritti umani, costosi e inefficaci, che non rendono più sicuro chi sta fuori, ma causano solo sofferenza a chi sta dentro.
La destra sembra un disco rotto sui CPR, sono anni che ciclicamente ripropone questa battaglia e lo fa per evitare che si discuta suo loro fallimento completo sulle politiche migratorie, a partire dagli assurdi centri in Albania.
La Toscana ha un’altra storia e un altro modello: accoglienza diffusa, coinvolgimento dei Comuni e del Terzo settore, mediazione culturale, inclusione scolastica, sociale e lavorativa, contrasto allo sfruttamento, coinvolgimento della comunità che accoglie. È questo che produce sicurezza vera: la coesione sociale, non la marginalità organizzata per legge.
C’è poi c’è un altro tema che non possiamo ignorare: le ricadute del Nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, le cui nuove regole sono state recepite dal Governo italiano.
Le ho viste con i miei occhi domenica mattina, quando ci siamo trovate e trovati a gestire, con queste nuove regole, lo sbarco di 35 migranti al porto di Livorno, arrivati con la nave Ong Solidaire.
Non solo le procedure sono state più lunghe e più farraginose, ma è entrato in crisi, per uno sbarco con tutto sommato un basso numero di persone, un sistema di accoglienza ormai rodato che in questi mesi abbiamo visto funzionare bene nell’accogliere centinaia di migranti, sia al porto di Livorno sia a quello di Marina di Carrara.
Non si può smantellare un sistema territoriale che funzionava bene, di fatto trasformando l’identificazione precoce in respingimento assistito. Non si può marginalizzare il ruolo degli enti locali, chiamati solo, quasi fossero un bancomat, a farsi carico dei costi del lavoro preziosissimo di mediatrici e mediatori.
Non si può pensare che le operazioni di screening possano andare avanti fino a 7 giorni.
Continueremo a difendere convintamente il modello di accoglienza che abbiamo costruito in questi anni, avvalendoci di professionalità e anche grande umanità.
A questo proposito voglio ringraziare, oltre a tutte e tutti gli altri, le donne e gli uomini di SATIS, Sistema Antitratta Toscano Intervento Sociale.
Per noi ci sono tre pilastri da difendere: il primato dell’articolo 18, ovvero il primato dei diritti umani, il modello di accoglienza diffusa che in questi anni abbiamo costruito, rifiutando l’idea dei mega hub, l’effettiva emersione psicologica del trauma attraverso tempi umani.
E poi basta con l’idea di allungare il viaggio e le sofferenze delle persone: la nave Ong arrivata a Livorno domenica mattina aveva chiesto di poter far sbarcare tutti i migranti a bordo, e non solo i minori, nel porto di Civitavecchia. Ma questa possibilità è stata negata. Anche questo deve essere rivisto.
Come dicevo, le nuove regole europee, recepite dal nostro Paese, ci preoccupano. Non sono certo la risposta di cui ci sarebbe stato bisogno rispetto a un fenomeno strutturale come quello migratorio.
L’Europa dovrebbe costruire canali legali e sicuri di ingresso, rafforzare il soccorso in mare, investire sull’accoglienza e sull’integrazione, promuovere una vera responsabilità condivisa tra Stati membri. Non inseguire la destra sul suo terreno, perché su quel terreno vincono solo paura, razzismo e disumanità.
Alessandra Nardini



